Biblioteca & Archivio

La Biblioteca

Intorno al 1948 il marchese Massimiliano Majnoni, appassionato bibliofilo, intraprese un minuzioso lavoro per la realizzazione della biblioteca della villa di Marti. Fu costruita da un falegname artigiano della fattoria, di nome Angiolino dotato di straordinario talento.
Successivamente riempita con i libri già conservati dai Majnoni nella villa di Incino d’Erba e con i libri appartenenti alle collezioni dei Baldovinetti. La marchesa Marcella Majnoni nata Guicciardini moglie di Massimiliano, nell’ ultima parte della sua vita si dedicò alla schedatura a mano dei 14000 volumi che la compongono.
Oggi, in seguito al suo lavoro, è possibile trovare agevolmente ogni singolo volume presente sugli scaffali.  La biblioteca contiene numerose collane e alcuni volumi di pregio, ma sopratutto ha un notevole impatto visivo e contribuisce a favorire un’atmosfera speciale ed immutata nel tempo. 

Archivio

L’assetto attuale dell’archivio Baldovinetti  è frutto di un impegnativo lavoro intrapreso dal marchese Massimiliano Majnoni d’Intignano di Poggio Baldovinetti a partire dal 1948.  Massimiliano Majnoni si occupò dal 1950, con l’assistenza di un archivista, dell’archivio Majnoni e di ciò che restava del grande archivio Baldovinetti.
Quest’ultimo era stato in parte disperso in alcune vendite dopo la metà dell’Ottocento, tuttavia le sue parti più importanti sono confluite in istituzioni pubbliche come l’Archivio di Stato e la Biblioteca Nazionale di Firenze e, appunto, nell’archivio conservato nella dimora storica di Marti dove giunse nel 1814 provenendo dal palazzo Baldovinetti di  Firenze.
Il marchese Massimiliano Majnoni amava molto la villa di Marti e la sua fattoria e vi fece giungere anche dalla villa di Incino ad Erba , oltre ai libri, le carte del padre Achille e della madre Maria. Il suo obiettivo era infatti di trasformare la dimora di Marti nel suo ritiro secondo l’antico ideale romano; dell’otium cum dignitate, fatto di studi e di quella operosità a cui si sentiva chiamato come proprietario della fattoria.
Il lavoro di schedatura della carte d’archivio, le più antiche delle quali risalgono al Trecento, fu molto impegnativo e proseguì negli anni fino alla morte di Massimiliano, sopraggiunta nel 1957. Dovettero passare ben 40 anni prima che il figlio Stefano riprendesse in mano il filo del progetto paterno quando, ritiratosi anch’egli nella villa di Marti, si adoperò per terminare il lavoro di schedatura.
Trovando la collaborazione della Soprintendenza archivistica e dell’archivista Rita Romanelli. Oggi dunque l’archivio è dotato di un inventario analitico che consente ai ricercatori che ne fanno motivata richiesta di studiare le carte con maggiore agilità. Il 24 Novembre 1997 l’archivio è stato dichiarato di interesse storico.